Quando pensiamo all’altrui felicità,
affidiamo agli altri,
e sogniamo a nostra insaputa,
una nuova forma di realizzazione dei nostri desideri
e ciò può renderci più egoisti di quando pensiamo alla nostra felicità personale.
(da Colori proibiti Yukio Mishima)
Questa mattina abbiamo iniziato bene la giornata parlando con Fabio e Valentina di monete alternative: tra un cornetto e un cappuccino (pagati peraltro con un buono pasto) abbiamo commentato l’articolo scritto sul tema da Ricccardo Luna per Repubblica.
All’ordine del giorno avevamo già uno stimolante progetto che propone soluzioni collettive a una comunità aziendale per aumentarne il potere reale d’acquisto. Siamo tutti in cerca di segnali positivi e direi che li abbiamo colti: l’articolo non poteva scegliere giorno migliore per essere pubblicato.
Poi però, tornando a casa, mi sono soffermato sul concetto di moneta alternativa.
L’idea mi piace ma ho bisogno di ridefinire il concetto. Ho osservato che già oggi in molte comunità virtuose (tra queste le Transition Town o gli ecovillaggi) ciò che si produce in eccesso non si vende ma si regala o si scambia “alla pari”.
E’ chiaro che in una visione del genere il ruolo della moneta (seppur alternativa) è fortemente ridimensionato, direi quasi circoscritto, a tutto vantaggio del bene stesso, che è il risultato diretto della abilità del singolo membro della comunità di produrre i beni di cui ha bisogno. Quelli prodotti in eccesso non verranno accumulati ma gli permetteranno di entrare nel magico mondo del baratto.
Quindi la vera moneta è la nostra abilità nel “saper fare”, abilità spesso atrofizzata o non ritenuta necessaria da questo modello di società.
Credo di aver capito solo ora il vero significato dell’espressione “Diamoci da fare”: diamoci “il” da fare, “Scambiamo il nostro saper fare”. Fantastico!
Anche io come molti altri ho iniziato da non troppo tempo a sentire il bisogno di “saper fare”.
Credo però che la vera scintilla sia scoccata un grigio mattino di dicembre.
Quel giorno, soprattutto grazie alle insistenze di Nico, per partecipare al corso di panificazione organizzato dalla Università del Saper Fare di Roma avevo deciso di andare al lavoro qualche ora più tardi.
Le mie obiezioni (dovute più che altro al senso del dovere inculcatomi dalla mia benedetta famiglia) sono diventate meno sostenibili quando il portatile che mi consente di lavorare si é auto-fulminato con un gesto fortemente simbolico alla Yukio Mishima,, sottraendosi al suo ruolo centrale e mettendomi di fronte a un bivio senza più alibi.
E’ stato così che ci siamo ritrovati a Casetta Rossa (spazio pubblico per l’autogoverno alla Garbatella, Roma, Italia) a manipolare la nostra preziosissima e ultracentenaria Pasta Madre proveniente dalla Sardegna, fornita dagli “spacciatori” del Pasta Madre Day.
Insieme a noi, intorno a un tavolo, una dozzina di persone: erano prevalentemente donne, che poi abbiamo scoperto essere dedite in buona parte ad attività alternative come yoga prenatale, consulenza su fattorie didattiche, orti urbani, etc etc.
- Il bello dell’Università del Saper Fare è che i docenti sono semplicemente persone che hanno imparato a “fare cose” e si mettono a disposizione per insegnarle a chi si avvicina ai corsi. Costi contenutissimi (3-4 euro) e competenze reali: senza troppi preamboli si passa al “fare”, poi chi vuole potrà approfondire o contattare i docenti via mail o sulla pagina di facebook.
Ci siamo imbattuti nei corsi quasi per caso (direi “sharendippamente” visto che il gancio iniziale è arrivato da facebook) anche se stiamo investendo le nostre energie migliori proprio sul percorso virtuoso che porta alla Decrescita Felice.
Un osservatore di parte come me direbbe che ci sarebbero ancora ampi margini di miglioramento sul tema della condivisione di conoscenze “prima” e “dopo” ma, visto che nell’ambiente si respira una moderata resistenza alla tecnologia compensata da una gran voglia di tramandare saperi, per ora va più che bene bene così.
Credo infatti di non aver mai visto un modo più virtuoso di questo di fare knowledge sharing: spontaneo, sereno, efficace. Tanto efficace che da allora la nostra produzione di pane (dolce, salato, alto, basso..) è diventata un modo in più di stare insieme, pensando a un futuro che proprio attraverso il “saper fare” può diventare più nostro proprio mentre torna nelle nostre mani.
Fare il pane é tecnicamente abbastanza facile (ma non lo sai davvero finché non ti sporchi le mani), lascia un buon margine alla creatività individuale e poi … mette allegria (mi riferisco soprattutto al momento dell’assaggio del pane appena sfornato, sempre preceduto da una certa impazienza).
Ormai siamo diventati anche noi “spacciatori” di Pasta Madre: la parte eccedente di questo organismo vivente la regaliamo ogni settimana a chi ce ne fa richiesta fornendo (e pochi giorni dopo ricevendo
) consigli in base alla nostra esperienza diretta.
Siamo nel 2012 ed ormai i tempi per un Nuovo Inizio sembrano più che maturi.
Per una volta mettiamo da parte le visioni apocalittiche per vedere in questa impegnativa fase della storia moderna l’opportunità di tornare a fare le cose, magari insieme ad altre persone.
Tra l’altro partecipare a questi corsi migliora notevolmente il senso del luogo in noi “diversamente romani” (sempre pronti a cogliere l’occasione che ci porterà altrove): è una gradevole forma di vicinato elettivo che mi ricorda tanto un mio progettino (dohab.it).
Anche per questo bisogno di sentirci in buona compagnia negli ultimi mesi abbiamo partecipato a quasi tutto quello che ci è capitato (dal corso di Comunicazione Non Violenta a quello di compostaggio), pur mantenendo la nostra libertà di scegliere cosa fa davvero per noi. E sabato ci attende il corso di Permacultura organizzato da Il Cambiamento che (speriamo!) ci aiuterà a ricreare l’esperienza degli Orti (poco) Sociali nel nostro ambizioso spazio condominiale.
PS – siamo qui per imparare e un consiglio ve lo posso dare anche io: prima di dire “si” a tutto ricordatevi di non bere una pinta di birra a stomaco vuoto.
Altrimenti vi troverete come me, unico uomo al corso di uncinetto organizzato dalla Banda della Maglia.
- Università del Saper Fare (legata a Maurizio Pallante)
- Il blog della Scuola Estiva della Decrescita (legata a Mauro Bonaiuti) che ho creato con Nico per pagare parte della quota : è ricco di risorse
- Dalla crescita alla decrescita, ma con una moneta senza debito (risorse sulla moneta alternativa)!
- Guida alle monete comunitare (risorsa in .pdf). Utilissimo: contiene anche il ”Questionario per i Gruppi di supporto locali“
- Riccardo Luna parla di monete alternative
- sardex.net
- In un angolo dell’economia dell’informazione: un carattere del denaro (post di Luca De Biase)
- Tecnologia e dieta: “In dieci anni le mie passeggiate in montagna sono diventate decisamente meno “avventurose”, e allora qualche volta spengo il cellulare e incomincio a vagare nei boschi, con la speranza di perdermi e provare quella sottile ebbrezza e quella scarica di adrenalina di chi si perde fuori sentiero“ post su Voices
- L’organizzazione resiliente (post di Emanuele Quintarelli): ”It is not the strongest of the species that survive, nor the most intelligent, but the one most responsive to change. In the struggle for survival, the fittest win out at the expense of their rivals because they succeed in adapting themselves best to their environment. (Charles Darwin)”
- Quarto capitalismo: “Il futuro è l’artigianato: il lavoro non si cerca, si crea”…”nel paese innovatore per antonomasia, cioè gli Stati Uniti, la causa dei “makers”, di coloro che si fanno le cose da soli, sta guadagnando sempre più consensi. Lo spiega a Linkiesta Stefano Micelli, docente di Economia all’Università Ca’ Foscari, autore di un saggio dal titolo provocatorio: Futuro Artigiano. “
- Chris Anderson, Massimo Banzi e la prossima rivoluzione dei “makers”
il 9 marzo, Chris Anderson e Massimo Banzi saranno assieme a Roma, sul palco dell’Acquario Romano, per raccontare “la rivoluzione dei makers” e di come tutto o quasi sia partito in Italia, da uno studente di Ivrea, anche se in pochi se ne sono accorti.



